TAVAGNASCO. Tornano i richiedenti asilo di Montalto Dora!

Quando l’anno scorso il progetto si era concluso non vedevano l’ora di poterlo ripetere. E così, a qualche mese di distanza, partono di nuovo le attività di volontariato con i richiedenti asilo.
“L’anno scorso – spiega il consigliere Moreno Nicoletta – abbiamo collaborato con la cooperativa Agathon che gestisce i profughi a Montalto e ci siamo trovati davvero bene. Al momento, sul territorio comunale non sono presenti richiedenti asilo ed è per questo che l’amministrazione si deve affidare ad esterni. I ragazzi hanno svolto tantissimi lavori di manutenzione, si sono integrati, erano contenti di fare qualcosa per la comunità”.
Così si è deciso di continuare il progetto e rinnovare la convezione.
“Arriveranno gli stessi dell’anno scorso – continua – e forse qualche altro ragazzo nuovo. Svolgeranno le stesse attività che già conoscono bene, piccoli lavoretti di manutenzione, tinteggiature. pulizia delle aree verdi”.
La convenzione avrà una durata di sei mesi

A tutto lui risponde, gli piacciono particolarmente le domande cattive, l’essenziale è che gli permettano di rispondere, che si prestino all’ascolto.
Perché di storie da raccontare ne ha così tante che ci si perde, non ci fosse Elena* a riportarlo al punto, viaggerebbe a lungo nel labirinto di un passato che noi nemmeno riusciamo a immaginare.
Mescolati alla povertà, alla morte di amici, allo sfruttamento, alle scelte difficili (“il furto e lo spaccio in Mali oppure la partenza in cerca di lavoro verso il Nord”), alla prigione, al razzismo prima dei Maghrebini poi degli Italiani, alla violenza; mescolati a questo e altro ancora ci sono gli amici, c’è la musica insieme a loro, ci sono i vecchi di Montalto, c’è la famiglia di Elena che ha imparato in fretta ad amarlo.
Gli studenti eporediesi lo osservano, lui cerca il contatto, con qualcuno già c’è ma altri sono duri, la testa piena di parole come noi e loro, casa nostra, islamismo, pericolo, agguato, tradizioni, razza (razza!).

Ci vuole tempo, e infatti il progetto – arrivare a vedere prima Ibrahim, poi il suo colore (che non è niente male) – è di rincontrarsi. La terza volta proviamo con la musica, e qualche cuore si sbrina.
“Sapete qual è il sogno di tutti loro? – chiede Elena con rammarico – Diventare bianchi, come per un miracolo”.
BIANCHI? “Sì – dichiara Ibrahim come fosse normale –: se potessi farei il bagno nella candeggina per uscire bello sbiancato”.
Abbiamo creato il mostro. Non basterà questa generazione per ucciderlo. Cominciare è urgente.
i.s.
*Dell’associazione montaltese Agathon srl, Elena – instancabile, adorabile e simpatica – accompagna Ibrahim ai suoi appuntamenti: “lo chiamo sempre volentieri – afferma –, perché riesce a far breccia anche nei più riottosi, quelli che la prima volta lo insultano e poi lo cercano al telefono”